Un progetto nato per raccontare la televisione che stava iniziando a crearla
Presspot vendeva fotografie e video di eventi, programmi e conferenze stampa televisive. Mentre quel modello cresceva, avevamo iniziato a sviluppare format originali da proporre alle emittenti.

La trasformazione era già iniziata: da fornitori di contenuti a ideatori e produttori di format.
Era una direzione concreta, già arrivata alla puntata zero ma non ancora al mercato televisivo.

Presspot è nato anche da rapporti, fiducia e complicità
Prima di essere una società, Presspot era un’idea condivisa tra persone che volevano costruire qualcosa insieme. Anche per questo continuo a credere che un progetto si capisca meglio guardando chi lo tiene in piedi.
Creativitink
Il primo progetto sviluppato da Presspot per la televisione: un game show costruito attorno alla creatività dei tatuatori, non alla loro abilità tecnica giudicata da esperti.

Una storia. Tre tatuatori. Una sola scelta
In ogni puntata tre tatuatori incontrano una persona senza conoscere il soggetto che desidera tatuarsi. Devono ricostruirne la storia, osservare i dettagli della sua vita e porle tre domande.
Ognuno prepara un bozzetto. Il cliente li vede senza sapere chi li abbia realizzati e sceglie il tatuaggio che sente più vicino alla propria storia.
La vincitrice non è la reputazione del tatuatore. È la creatività capace di comprendere una persona.
Dal concept alla produzione
Il progetto non rimase un titolo su una pagina: furono sviluppati struttura, storyboard, conduzione, musica, integrazione degli sponsor e una puntata zero da usare come materiale di presentazione.



Presspot stava diventando altro
Il modello iniziale dipendeva dagli eventi fisici e dalle occasioni di incontro del mondo televisivo. Con il Covid quel mercato si fermò improvvisamente.
La strada dei format originali era stata aperta e c’erano stati i primi contatti per proporla, ma nulla si concretizzò. Con il Covid quel percorso si fermò prima di arrivare davvero sul mercato e Presspot fu chiusa senza fallire.
Non considero questa storia la dimostrazione che l’idea fosse sbagliata. Mi ha insegnato che un progetto può intuire correttamente la propria evoluzione e non avere comunque il tempo necessario per completarla.
