Case study

Webboh

Da intuizione editoriale condivisa a punto di riferimento per Gen Z e Gen Alpha, capace di unire community, contenuti, creator, eventi, prodotti, ricerca e brand.

Top 10media italiani per interazioni social
su Instagram per interazioni paid partnership
29°tra i media italiani per total digital audience, maggio 2026
4,65Mvisitatori unici nella stessa rilevazione
Diego Odello con il team sul red carpet dei Webboh Awards
Webboh fuori dallo schermo

Quando un media diventa evento, relazione e presenza dal vivo

Una parte importante del lavoro è stata portare Webboh oltre i contenuti: Awards, creator, relazioni, palco, community e occasioni reali d’incontro.

Il progetto che racconta meglio il mio modo di lavorare

Webboh non è il progetto che ho costruito da solo. È nato e cresciuto attraverso il confronto tra soci con competenze differenti, una redazione, collaboratori, partner e una community che ha partecipato attivamente alla sua evoluzione.

Il mio contributo ha attraversato contenuti, organizzazione, numeri, persone, accordi e nuovi progetti.

L’intuizione iniziale

L’idea originaria fu di Giulio Pasqui, che immaginava da tempo un media dedicato ai personaggi dei social. Webboh nasce nell’aprile 2019 con Giulio, Ivan Buratti e me. Nel 2020 si aggiunge come socia Grazia Gasperini.

All’inizio pensavamo di raccontare soprattutto fenomeni virali, libri dei creator, apparizioni televisive e meme. Poi abbiamo iniziato ad ascoltare chi ci seguiva.

Quando il pubblico ne sa più di te

Nei commenti, nei messaggi e nelle segnalazioni comparivano personaggi, storie e dinamiche che non avevamo ancora intercettato. La community cercava curiosità, relazioni, dissing, novità e approfondimenti sulle persone che seguiva ogni giorno.

Ci siamo accorti che molti personaggi indicati dagli adulti e dai media come riferimenti della Gen Z erano quasi sconosciuti ai ragazzi. Il pubblico più giovane seguiva YouTuber, TikToker, streamer e creator che raramente trovavano spazio nei media tradizionali.

Avevamo due possibilità: difendere l’idea iniziale oppure accettare che il nostro pubblico ne sapesse più di noi. Abbiamo scelto di cambiare.

La community segnala, Webboh verifica e approfondisce, il contenuto torna alla community e genera nuove conversazioni.

È così che è nato il modello bottom-up di Webboh. La Gen Z voleva raccontarsi. Webboh le ha dato la possibilità di farlo.

La community come parte della redazione

Le segnalazioni diventavano articoli, post e video. Le domande ricevute nei messaggi indicavano che cosa approfondire. Le reazioni ai contenuti aiutavano a capire quali persone e conversazioni fossero davvero rilevanti.

Il linguaggio era diretto, la grafica volutamente semplice e immediata. Miss Webboh, l’admin immaginaria con lentiggini, apparecchio e capelli bicolore, rappresentava simbolicamente una realtà che non voleva parlare ai ragazzi come un genitore o uno zio, ma stare dentro le loro conversazioni.

Dall’ascolto allo scouting

Con la crescita, parlare di un creator poteva contribuire concretamente alla sua visibilità. Al modello bottom-up si è quindi affiancata un’attività di scouting: non ci limitavamo più a raccontare le persone segnalate dal pubblico, ma cercavamo nuovi creator e provavamo a capire chi potesse interessare alla community.

Si è creato un circolo: i creator desideravano essere raccontati da Webboh, la community scopriva nuovi personaggi e continuava a segnalarci notizie anche su quelli individuati da noi. Webboh diventava sempre più il megafono di una generazione.

Il mio ruolo nella fase indipendente

Nei primi anni i confini tra i ruoli erano fluidi. Insieme a Giulio e Ivan mi occupavo anche della parte editoriale: scrivevo articoli, pubblicavo sui social, cercavo argomenti, rispondevo a migliaia di messaggi e seguivo il lavoro della redazione.

Parallelamente gestivo costi, fornitori, fatturazione, contratti, rapporti con partner e clienti, organizzazione delle iniziative e formazione dei collaboratori.

Con Giulio selezionavo i nuovi contributor attraverso curriculum e articoli di prova. Io li formavo sull’utilizzo di WordPress, sull’impostazione SEO e sulla costruzione tecnica di un articolo; Giulio li accompagnava nel linguaggio e nella linea editoriale di Webboh. Ivan, cuore della creatività del progetto, insegnava loro a realizzare grafiche coerenti con il mood di Webboh.

Il mio ruolo era spesso mettere in relazione l’idea con le condizioni necessarie per realizzarla: costi, rischi, persone, contratti, tempi e sostenibilità.

Competenze diverse intorno allo stesso progetto

Giulio guidava la linea editoriale, il rapporto con i creator e lo sviluppo contenutistico dei format. Ivan costruiva l’identità grafica e trasformava idee e proposte in progetti visivi e realizzabili. Grazia sviluppava relazioni commerciali, clienti, eventi, partnership e licensing. Io lavoravo trasversalmente sulla struttura: organizzazione, costi, contratti, persone, processi, rischi e sostenibilità.

Le iniziative importanti nascevano dal confronto tra contenuto, creatività, opportunità commerciale e possibilità concreta di realizzazione.

Quando Webboh ha iniziato a uscire dallo schermo

Prima dell’acquisizione erano già nati Webboh Awards, Webboh Fest, Webboh Camp, il Marlù Webboh Fest Tour, il diario Be You, i primi libri, Boh Talent e le prime attività di licensing.

Nel media kit dell’ottobre 2022 Webboh dichiarava 1,2 milioni di follower su Instagram, oltre 623 mila su TikTok, quasi 10 milioni di pagine viste e 2,56 milioni di utenti unici nel solo mese di agosto.

Webboh Awards

Le prime edizioni erano interamente digitali: un video breve in diretta su Instagram, diverse categorie e presenter provenienti da televisione, cinema e musica. Con Giulio mi occupavo di individuare e coinvolgere i presenter; insieme a Giulio e Ivan partecipavo alla scelta delle nomination.

Diego Odello in smoking durante una serata legata agli eventi Webboh
La parte più visibile arriva sul palco. Dietro ci sono mesi di scelte, persone, accordi e dettagli da tenere insieme.

Diario Be You

Per il sito avevo creato un contenuto dedicato a ogni giorno dell’anno, con i compleanni di creator e personaggi rilevanti per il pubblico. Quel lavoro è stato poi riutilizzato nella sezione dedicata ai compleanni del diario Be You Webboh.

Webboh Camp e Webboh Fest

Per il Camp ho seguito la scelta della struttura, l’accordo, le adesioni e i rapporti con la realtà ospitante e con i creator. Nei Fest seguivo gli aspetti organizzativi e contrattuali e spingevo perché i creator avessero un ruolo centrale: il nostro pubblico voleva incontrare dal vivo le persone che seguiva sui social, non assistere alla copia di un festival musicale tradizionale.

Boh Talent

Un progetto di scouting interamente online, in cui la community votava i cantanti preferiti. Ho seguito la selezione e il casting; alcuni partecipanti sono poi arrivati nei talent televisivi.

Tre momenti di consapevolezza

La prima proposta di acquisizione

Era svantaggiosa e fu rifiutata. Ma il fatto stesso che qualcuno volesse acquistare Webboh ci costrinse a riconoscere che avevamo costruito qualcosa con un valore esterno, non soltanto follower e visualizzazioni.

L’ingresso di Grazia Gasperini

Grazia portò maggiore concretezza commerciale e aiutò a definire meglio identità e valori. Aumentarono numero, rilevanza e valore economico dei progetti con i brand.

L’acquisizione da parte di Mondadori Media

Fu la conferma che la direzione aveva anche un valore industriale e ci fece percepire una responsabilità più grande: usare leggerezza e intrattenimento per accompagnare la community anche verso valori, dubbi e temi importanti, senza parlare dall’alto.

Il passaggio a Mondadori

Con la crescita iniziarono ad arrivare diverse manifestazioni di interesse. Avendo più esperienza degli altri soci, mi sono occupato di analizzare le proposte, evidenziare i rischi e aiutare il gruppo a valutare non soltanto il valore economico immediato, ma anche il futuro del progetto.

Ho seguito la due diligence lato Webboh, coordinando il confronto con aree legali, amministrative, tecnologiche, commerciali e pubblicitarie. Ho lavorato perché il passaggio fosse sostenibile, difendesse il valore costruito e lasciasse al progetto lo spazio necessario per continuare a crescere.

L’acquisizione non ha creato il metodo di Webboh. L’ascolto della community, il modello bottom-up, gli eventi e le prime estensioni del brand esistevano già. Mondadori ha permesso di scalare quel modello, strutturarlo e svilupparlo più velocemente.

Dopo l’acquisizione

Ho continuato a seguire Webboh in modo trasversale: sito, redazione, collaboratori, contratti, processi, campagne ADV, costi, ricavi, survey, Webboh Lab, Awards e coordinamento con le funzioni del gruppo.

Prima dell’acquisizione avevo imparato a fare quasi tutto perché eravamo pochi. Dopo l’acquisizione quella conoscenza trasversale è servita a integrare Webboh in una struttura più grande senza perderne velocità e identità.

Sostenibilità, numeri e processi

Grazia lavorava sulla crescita dei ricavi; io seguivo con particolare attenzione costi e marginalità. Non per tagliare indiscriminatamente, ma per evitare sprechi e cercare soluzioni più efficienti senza perdere qualità.

Con il supporto di Pietro Faggiano ho contribuito a costruire un file di conto economico più dettagliato e leggibile, capace di unire costi, ricavi, ordini, campagne e andamento del progetto. Ho inoltre lavorato sulla verifica dei dati pubblicitari e sull’uso dei report come strumenti utili anche per comprendere investitori, centri media e andamento commerciale.

Non mi interessa soltanto che un processo funzioni. Mi interessa che aiuti le persone a capire che cosa sta accadendo e a decidere meglio.

Webboh Lab

Sono stato, insieme a Grazia, uno dei principali sostenitori della nascita di Webboh Lab, che unisce la competenza dell’istituto di ricerca Sylla, la direzione scientifica del professor Furio Camillo e la capacità di attivazione della community.

Il mio background mi permetteva di comprendere le esigenze metodologiche della ricerca e tradurle per soci, redazione e community. Webboh Lab può raccogliere rapidamente migliaia di risposte dirette da ragazze e ragazzi, senza la mediazione dei genitori e su basi statistiche strutturate.

Cambiare senza perdere identità

Il pubblico cresce e cambia rapidamente. Una parte diventa più adulta, mentre arrivano nuovi ragazzi con creator, linguaggi e interessi differenti. La Gen Z e la Gen Alpha non sono la stessa cosa.

Per questo Webboh continua a osservare, discutere e correggere temi, linguaggi, formati, grafica e distribuzione. Non esiste una linea editoriale definitiva. Esiste un’identità che deve rimanere riconoscibile mentre tutto il resto evolve.

Non mi interessa avere ragione sull’idea iniziale. Mi interessa che il progetto continui ad avere senso per le persone a cui è rivolto.

Da media a ecosistema

Oggi Webboh unisce sito, Instagram, TikTok, YouTube, WhatsApp, eventi, format, creator, ricerca e prodotti. Con Mondadori ha fatto un salto di scala, diventando sempre più brand, creative agency specializzata, piattaforma di ricerca e partner per le aziende.

Tra i format sviluppati figurano Spin The Ringo e Secret Teens con Nuvenia. Il licensing comprende la linea scuola Be You, prodotti stagionali con DLG Food e cover e accessori con La Casa de las Carcasas. In diversi casi i prodotti vengono pensati coinvolgendo la community attraverso sondaggi, survey e votazioni.

Un punto di riferimento anche nei dati

Webboh si colloca stabilmente tra i primi dieci media italiani per interazioni social complessive. Nella rilevazione di marzo 2026 risulta primo su Instagram tra i media italiani per interazioni generate dai paid partnership post.

Nella classifica della total digital audience di maggio 2026 Webboh.it occupa il 29° posto tra i cento media italiani più visitati, con circa 4,65 milioni di visitatori unici nel mese. È un risultato particolarmente significativo per un media concentrato su una fascia di pubblico precisa.

Che cosa rappresenta per me

Webboh è il progetto in cui ho potuto applicare più chiaramente il mio modo di lavorare: ascoltare, fare domande, accettare di cambiare idea, collegare competenze differenti, costruire una squadra, proteggere la sostenibilità e trasformare le risposte delle persone in nuove direzioni.

È anche il progetto che mi ha insegnato che una buona idea non deve restare fedele alla propria forma iniziale. Deve restare fedele alle persone per cui è stata costruita.